Damon Albarn “fino alla sorgente della condizione umana”

Il suo secondo album da solista prende titolo da un componimento del poeta John Clare : «The Nearer the Fountain, More Pure the Stream Flows»

John Clare era uno dei poeti più in voga nell’Inghilterra dei primi dell’Ottocento, il suo libro Poems Descriptive of Rural Life and Scenery vendeva persino più di William Wordsworth e John Keats. Purtroppo, però, la sua fama venne offuscata dal suo stato mentale, che lo avrebbe costretto a vivere più di venti anni della sua vita in manicomio. Uno dei temi più cari per Clare è la transitorietà della storia, un concetto tremendamente attuale nell’ultimo anno e mezzo. Sarà anche per questo motivo che il secondo album solista di Damon Albarn prende in prestito il suo titolo da un componimento del poeta inglese: The Nearer the Fountain, More Pure the Stream Flows.

La mente dietro i Blur – gli eroi della Cool Britannia – e la cartoon band Gorillaz; il catalizzatore del progetto Africa Express e del gruppo The Bad, The Good and The Queen – con mostri sacri del calibro di Paul Simonon, Simon Tong e del compianto Tony Allen – si è rimessa in moto durante il lockdown.

Albarn ha scritto così undici brani che scavano dentro la sua anima e, allo stesso tempo, incrociano una condizione che tutti noi abbiamo vissuto negli ultimi ventuno mesi. Inizialmente pensato come un lavoro orchestrale ispirato ai paesaggi islandesi, The Nearer the Fountain, More Pure the Stream Flows scandaglia temi universali come la fragilità, la perdita e la (ri)nascita.

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