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Cop26, nuova bozza sull’accordo: accelerare sulle rinnovabili e stop carbone

Restano target 1,5 gradi e taglio emissioni del 45% al 2030

Ultima decisiva giornata dei negoziati a Glasgow, al vertice Onu per il clima.

La presidenza britannica della conferenza ha fatto circolare una nuova versione della bozza di risoluzione che dovrebbe servire da base per il rush finale dei negoziati che in teoria dovrebbero terminare entro le 19 di stasera, anche se in molti casi le conferenze sul clima sono continuate anche nei weekend e appare probabile che anche in questo caso si arrivi quantomeno al sabato. 

Restano target 1,5 gradi e taglio Co2 45% 2030
Nella bozza del documento finale della Cop26 rispetto alla prima bozza rimangono l’obiettivo di puntare a rimanere sotto 1,5 gradi di riscaldamento globale dai livelli pre-industriali (l’obiettivo più ambizioso dell’Accordo di Parigi), a tagliare le emissioni di anidride carbonica del 45% al 2030 rispetto al 2010, e ad arrivare a zero emissioni nette di CO2 intorno alla metà del secolo. Rimane anche la richiesta di “profonde riduzioni nelle emissioni di gas serra che non sono anidride carbonica”.

Nella seconda bozza resta l’invito all’aggiornamento urgente degli obiettivi di decarbonizzazione (Ndc) per quei paesi che non lo hanno ancora fatto (l’Accordo di Parigi prevedeva l’aggiornamento nel 2020). Ma sparisce la previsione di un ulteriore aggiornamento entro la fine del 2022, presente nella prima bozza. Rimane invariato nella seconda versione del documento il riconoscimento dell’importanza del ruolo dei giovani, delle donne e delle comunità indigene nella lotta alla crisi climatica.

Sparito il termine del 2023 per fondo 100mld
Dalla seconda bozza del documento finale della Cop26 è sparito l’invito ad attivare entro il 2023 il fondo da 100 miliardi di dollari all’anno per i paesi meno sviluppati. La seconda bozza si limita a sollecitare “i paesi sviluppati a deliberare pienamente e urgentemente sull’obiettivo dei 100 miliardi di dollari e fino al 2025, e sottolinea l’importanza della trasparenza nell’attuazione dei loro impegni”.

Seconda bozza, paragrafi vuoti su Rulebook e trasparenza Sono i due dossier più complicati   
Nella seconda bozza di documento finale della Cop26 sono ancora vuoti i due paragrafi destinati al completamento del Paris Rulebook (le regole per attuare l’Accordo di Parigi) e alla trasparenza (le regole per comunicare i risultati di decarbonizzazione degli stati). Si tratta di due dei dossier più spinosi in discussione a Glasgow.

Esperto gb: bozza rafforza impegni ma non garantisce 1,5 gradi
La seconda bozza di documento della Cop26 è complessivamente “più forte” della precedente sugli impegni richiesti agli Stati del mondo contro il surriscaldamento della Terra, ma “non è ancora all’altezza” di garantire il contenimento delle temperature del pianeta entro il tetto di 1,5 gradi in più rispetto all’era pre industriale. Lo ha detto, commentando alla Bbc il testo emerso oggi alla conferenza di Glasgow a poche ore dalla conclusione dei lavori, lord Nicholas Stern: economista di chiara fama, pioniere della denuncia del global warming e autore nel 2006 del Rapporto Stern sui cambiamenti climatici.

Il linguaggio del documento “è più specifico e più propositivo”, ha comunque aggiunto l’esperto, affermando che dà se non altro il segno di “un maggiore senso d’urgenza” rispetto a prima e che tutto sommato “va oltre quanto ci saremmo aspettati ancora pochi giorni fa”. “Ora occorre far leva su questo progresso per mettere in piedi entro l’anno prossimo un sistema tale da consentire, spero, alla presidenza egiziana “destinata a subentrare a quella britannica per la CoP27 del 2022 di “trasformare” in quella sede “le intenzioni in impegni concreti”.

Ipcc, fino a 1000 mld l’anno per adattamento clima
Fino a mille miliardi di dollari all’anno potrebbero essere necessari per l’adattamento agli effetti della crisi climatica nel mondo, da qui al 2050. Lo scrive l’Ipcc, il comitato scientifico sul clima dell’Onu, in una bozza del suo rapporto annuale che uscirà all’inizio del 2022 e che la France Press ha visionato. “I costi di adattamento sono considerevolmente più elevati di quello che si stimava precedentemente – si legge in un riassunto del rapporto di 4000 pagine -. Le disposizioni esistenti per finanziare l’adattamento sono inadeguate di fronte all’ampiezza anticipata degli impatti cilmatici”.