Torna alla vetrina "Mutina Ars Antiqua"
Oggetto: Alabastron Attico a figure rosse
Categoria: Archeologia
Epoca: 480-450 a.C.
Descrizione:
Civiltà Greca, V secolo a.C. Raro alabastron con bocchello a disco, breve collo cilindrico a profilo concavo, corpo ovoide fortemente allungato verso il basso, due piccole anse a presa inserite tra il bocchello e il collo, fondo convesso. Decorazione a figure rosse raffigurante sul lato a) Dioniso incidente verso destra con lunga barba, capelli raccolti da una tenia che forma un kekrypalos alto sulla nuca mentre altri capelli ricadono sulle spalle, indossa un chitone ricamato reso da sottili linee verticali a tremolo di colore paonazzo, un lungo himathion dai complessi drappeggi, con la mano destra impugna un kantharos mentre la sinistra è alzata; lato b) giovane menade alata incidente verso destra e retrospicente a sinistra, i capelli raccolti in un kekrypalos e ornati con una lunga tenia color paonazzo, indossa un chiton ricamato con linee verticali a tremolo di colore paonazzo, un chitone drappeggiato intorno alla vita e sulla spalla sinistra che ricade in fluenti drappeggi lungo il corpo, dietro di lei si intravedono le grosse ali piumate ripiegate sulla schiena, con la mano destra tiene un tamburello mentre la sinistra è protesa verso l’alto.
Dioniso è dio della vegetazione, del rinnovo stagionale, ma soprattutto delle fecondità umana e animale. Dio dell’esuberante passione, egli simboleggia la rottura dei vincoli repressivi delle inibizioni. Dio dell’euforia e dell’ebbrezza collettive, egli patrocina la liberazione dell’irrazionale che è nell’uomo e che è impedito dalle norme etiche e sociali. Dioniso è un dio che viene da lontano e che si affaccia al Mediterraneo dall’angolo di sud est del continente europeo: nella sua origine la letteratura antica lo identifica spesso col mondo dei Traci. Dioniso non è una divinità solitaria, non consuma il suo mito senza compagni, anzi egli vive mescolato e tripudiante con la sua gente, con la quale è tutt’uno. I suoi seguaci si sanno organizzare collettivamente intorno a lui e dietro la sua guida: il modo d’essere è quello di un’esperienza vissuta intensamente e integralmente nell’intimo della collettività; culti e miti orfici e dionisiaci si organizzavano e si regolavano ai fini del raggiungimento, per gradi, di durevoli situazioni di estasi, di liberazioni meravigliose dove l’individuale difficilmente si scevra dal contenuto sociale o collettivo. Dioniso fu l’apostolo per la conoscenza di una grande porzione dell’Europa, quella che sormonta l’estrema propaggine dell’Asia, tra il Mar Nero, la Propontide e il Mediterraneo, fu creatura intrisa di terra, anzi dei frutti della terra, quali erano i grappoli dorati da cui si ricavava il vino, simbolo della fertilità del suolo.
Dichiarazione alla Soprintendenza archeologica di Bologna Cod. 21/2010