Giovedì, 09 Settembre 2010
Stile Carlo X
Storia del mobile in Italia

Stile Carlo X
(Dal 1825 al 1830)

Con il Congresso di Vienna, si restituisce in Francia il trono al legittimo rappresentate della monarchia, che era stata allontanata e in parte annientata con la Rivoluzione. Spetta il regno a Carlo X, fratello del ghigliottinato Luigi XVI.
L’arredo in auge in questo breve periodo storico si segnala per la tendenza morigerata - quasi borghese - che ne contraddistingue gran parte della produzione.

Quasi per una necessitante antitesi politica, l’arredo ora varia completamente l’impatto cromatico, come per meglio sottolineare il mutato clima sociale, che vuole cancellare ogni memoria storica legata al bonapartismo. Trionfa nell’arredo l’utilizzo di materiale lignario chiaro (probabilmente l’introduzione di questa moda è riconducibile all’influenza della duchessa di Berry), come l’acero e il frassino, il satin, il tasso, il platano o il limone, in evidente contrapposizione alle colorazioni scure di cui fu portabandiera in epoca Impero il mogano. Il repertorio decorativo (così caro a Napoleone I) modulato sul frequente dispiego di forniture metalliche bronzee diventa improvvisamente obsoleto e compromettente, preferendo in questi anni l’ornato a intarsio, posto in opera con essenze scure come il palissandro, il sicomoro, l’acajou, l’ebano e l’amaranto, sempre felicemente disposto in ossequio a formulazioni di richiamo archeologico, ma risolte a stilizzazione geometrica e astrazione formale, giocate in felici alternanze cromatiche a contrastare sullo sfondo della veste lignaria dello scafo del mobile.
Ebbene, l’arredo Carlo X rispetto al mobilio di epoca Impero predilige una decorazione più minuta, più leggiadra e incline a un gusto che si potrebbe definire femmineo,  in aperto contrasto  con la filosofia militaresca che aveva determinato le forme
severe della stagione napoleonica. Nel nuovo stile si nota una graduale tendenza ad addolcire le forme, che in breve determina un riaffiorare di linee curve che culmina nel motivo “en tulip”. Alla grandiosa retorica degli arredi Impero si preferisce la ricerca della comodità e della funzionalità.

Nei sedili si diffonde lo schienale a gondola, i piedi cessano di essere a forma ferina o ad artiglio, in favore di soluzioni a mensola, a ciabatta o a rocchetti torniti, quest’ultima formulazione fu tipizzante di questo stile e conobbe poi larga fortuna per tutta la seconda metà del XIX secolo. I braccioli sono a voluta o a doppia voluta, o ancora a collo di cigno.
Nei letti la tipologia “à méridienne” è di gran moda, e monta capezzali di altezza ineguale, il letto “en bateau” con le testiere sagomate a tulipano conosce una fioritura senza eguali. I guéridons si moltiplicano acquistando sempre maggiori dimensioni e montano piano in marmo, in vetro, a specchio o in porcellana. Si crea una vasta gamma di tavolini multiuso: i travailleuses, i écrans-pupitres, i vide-poches, i nécessaires. Oltre alle commodes con la cintura sempre sagomata in forma di tulip (in Italia detti anche comò alla cappuccina) si diffonde una nuova tipologia di cassettone, con il cassetto di testa a calatoia amovibile che disvela l’interno dotato di una cassettiera estraibile.
Tra i motivi ornamentali a intarsio di essenze scure si notano viticci, foglie, palmette, acroteri, ghirlande, rosoni, cornucopie, mentre scompaiono del tutto le allegorie connesse a vicende mitologiche o militari. Grande importanza ebbero anche le profilature delle incorniciature o delle fasce passanti, sovente ebanizzate, per meglio armonizzare le tarsie a valenza scura. Vi è inoltre una caratteristica e per certi versi curiosa tipologia di comò, con la fascia della cintura interamente ebanizzata, detti usualmente “in lutto della morte di Napoleone I”.

Gli ebanisti di maggior nomea furono Jacob-Desmalter, i Bellangé, Lemarchand, Remond, Werner e Puteaux.
In Italia questo stile sortì esiti marginali, anche se per certi versi l’architetto-designer Pelagio Pelagi trovò certo in questo stile feconde fonti d’ispirazione relativamente alla produzione ispirata alla moda etrusca, come ben si evince osservando l’arredo del celebre Gabinetto Etrusco nel Castello di Racconigi, iniziato nel 1834. Da segnalare anche l’attività dell’architetto Giuseppe Jappelli (Venezia, 1783 – 1852) che contribuisce, con gli interni del Caffé Pedrocchi a Padova, al rinnovamento in senso neoclassico del gusto veneto. Ispirati ai modelli di T. Hope, i mobili del Pedrocchi sono funzionali e raffinati. Le sale del piano superiore, ciascuna arredata e decorata in uno stile diverso (etrusco, moresco, egiziano, pompeiano), sono in linea col gusto per l’esotismo e il revival storico.

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