Domenica, 20 Maggio 2012
Rococò
Storia del mobile in Italia

Rococò
(Dagli Anni Venti agli Anni Sessanta del Settecento)

Il termine, coniato dai denigratori del movimento artistico, origina dalla dizione rocaille, decorazione ispirata al motivo della conchiglia, già in uso nel Cinquecento e  nel Seicento per arricchimenti esterni quali grotte e giardini. Per meglio precisare il differente spirito che anima il Rococò rispetto al Barocco, si pensi che nel primo caso si aspira al “bellum”, nel senso di ricerca di eleganza disinvolta e raffinata, mentre nel secondo è il concetto di “pulchrum” che indirizza verso l’aulico, il fastoso, l’imponente.

Con l’avvento del Rococò si persegue la stilizzazione formale, si prediligono soluzioni curvilinee in forma di C o di S, le linee spezzate vengono abbandonate in favore di linee diritte, si assiste al trionfo di ornati a intreccio e a conchiglia, con un palese orientamento generale verso l’adozione di forme asimmetriche. Il consenso internazionale che presto arride al nuovo movimento trova anche merito nella notevole diffusione di serie di incisioni ornamentali, e in particolare al Livre d’ornements di Meissonier edito nel 1734,  o  a  opere di  Oppenordt e Cuvilliés,  che  trovano  diffusione presso ogni  artigiano d’Europa, tanto da rendere a volte ardua l’individuazione dell’eventuale provenienza.

Quest’epoca segna il culmine della collaborazione tra artisti, artigiani e architetti. Non v’è dubbio che il materiale più congeniale sia la preziosa e purissima porcellana, la cui formula nel 1709 a Meissen in Sassonia è scoperta dal chimico Bottger. Anche nella mobilia trova ideale campo d’applicazione: consoles, bureaux, trumeaux, mensole, specchi e boiseries sono in questi anni adorni di ornati in porcellana, quando non interamente eseguiti in questo materiale, come nei celebri casi di Capodimonte o di Doccia.
Si assiste a una generale rivoluzione nel gusto di concepire uso e fruizione della casa: non più solenni saloni di rappresentanza, bensì piccole sale con disimpegni e spesso passaggi segreti, stanze private come i boudoirs per i quali vengono approntate nuove tipologie d’arredo come i poudreuses o commodes o chaises-longues. Specchi, ventoline, appliques conoscono grande diffusione.

Il mobiliere francese in epoca Rococò continua ad essere altamente specializzato: il menusier si occupa del legno e di piccole opere d’intaglio, è lo sculpteurs a elaborare lavori di maggior impegno; pittura e doratura competono al vernisseur, il tapissier è l’esecutore di imbottiture e ricoperture che di norma sono aggiornate con il variare delle stagioni. All’ébénistes spetta la placcatura, la lastronatura o l’impiallacciatura e l’intarsio, posto in opera con legni pregiati e spesso esotici come il palissandro, l’amaranto, il bois de rose e il bois de violette.

Gli stili caratterizzanti il periodo Rococò furono il Luigi XV e il Barocchetto.

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