(Dal 1798 al 1815)
Questo stile deve le sue movenze alla fulminea campagna militare dell’ancor giovane generale Bonaparte in Egitto, nel 1799. La moda delle “egizianerie” aveva già in Italia trovato un precedente interprete nell’incisore Giovan Battista Piranesi, ma la vasta applicazione che ebbe nel mobile l’ornamento egizio è da ricercarsi nella pubblicazione del Voyage dans le Basse et la Haute Egypte pendants les campagnes du Général Bonaparte, edita nel 1802 da Dominique Vivant Denon, il barone-egittologo che seguì con uno stuolo di disegnatori il futuro imperatore nella terra dei faraoni, copiando diligentemente ogni vestigia archeologica che fu loro possibile fissare nella carta.
Se fu in particolare nel primo decennio dell’ottocento che gli arredi si “vestirono” di sfingi, palmette, urne funerarie, cariatidi, profili egizi, obelischi (non di rado disposti in simbiosi con elementi greco-romani) si sottolinea che fino alla fine degli anni trenta del XIX secolo, quindi ben oltre la Restaurazione, la moda del Retour d’Egypte ispirò ebanisti e committenza. In Italia questo fenomeno fu ben recepito, trovando particolare consenso a Roma e a Napoli.