E’ in particolare nell’Ile-de-France che germogliano i semi di quel vasto movimento artistico e culturale che oggi denominiamo Evo Gotico. In parte origina dallo strapotere che l’architettura assunse in relazione alla pittura, alla scultura o alle arti decorative, anche se è bene tenere presente che nel medioevo non si identifica alcuna distinzione tra architettura e arti applicate: sono entrambe artes mechanicae (solo nel cinquecento si opera la diversificazione tra arti maggiori e arti minori). Ebbene, l’introduzione di elementi quali volte a crociera innervate su potenti costoloni, contrafforti e archi rampanti o soffitti a vela, edificati nell’ossequio di una diversa logica statica e estetica, decretò una nuova formulazione visiva che nei fatti diede forza motrice al concetto primario di verticalizzazione formale, ponendo le basi per una “moderna” chiave di lettura della rappresentazione dell’Arte. Dal primo esempio del coro di Saint-Denis (1140-44) e fino alle cattedrali di Reims, di Chartres e di Notre-Dame a Parigi, fu certo la Francia che si rese protagonista di questo primo “gotico di stile severo”, che non tardò a trovare larga diffusione in Germania per poi oltrepassare le alpi nostrane. L’Italia tuttavia, in ragione di radicate sopravvivenze romaniche e bizantine, mai recepì integralmente il nuovo “verbo” stilistico, anche in ragione del fatto comprovato che nel medioevo l’arredo italico fu di preferenza dipinto piuttosto che intagliato; è questa una considerazione apparentemente innocua, ma è tra gli elementi che più avanti ebbero a favorire lo straordinario successo dell’Umanesimo, piattaforma che di li a poco originò il Rinascimento.
Che l’Italia fosse un mirabile palinsesto di colori, è documentato da innumerevoli scritti di viaggiatori stranieri. Ammaliati dalla varietà coloristica e ornamentale delle facciate dei palazzi dei nostri centri urbani, in ripetute occasioni qualificarono con l’appellativo di urbs picta liberi comuni come Verona, Roma, Bologna, Napoli e altri ancora.