La mobilia gotica è caratterizzata da una struttura massiccia, con parti lignee tagliate a forte spessore (solo nel 1322 ad Augusta fu impiantata la prima segheria ad acqua, un’innovazione che permise l’esecuzione di arredi di più leggere proporzioni in virtù delle mutate possibilità di tagli di circa 4-5cm.) con superfici a vista sgrossate a stondino e rese lisce dall’uso del vetro o della pietra pomice. I legni utilizzati per l’ossatura e lo scafo furono generalmente il noce, la quercia, il castagno, allora reperibili in grande quantità, tagliati in luna calante e stagionati a lungo, espedienti che certo limitarono l’insorgere di tarlo attivo. Le diverse parti lignee vengono assemblate lungo le pilastrate da incastri a coda di rondine di consistente dimensione, o trattenute da chiodature lignee coniche o più raramente con utilizzo di chiodature ferree (a testa quadra irregolare). Mensole e ripiani interni sono fissati a scassi rifilati entro le superfici interne dei fianchi, con frequenza si osservano schiene che presentano le assi appaiate l’un l’altra grazie a innesti a maschio e femmina opportunamente predisposti, si è inoltre verificato in più tipologie d’arredo l’apposizione di montanti verticali interni agli angoli che, nel loro prolungarsi verso il basso, fuoriuscivano formando i piedi, conferendo così al mobile una maggior difesa dall’umidità. La colla nel mobile gotico non trova significativa attestazione se non per casuali applicazioni in cuoio o tela dipinta su parti lisce. Il mobile infine, quando non dipinto, è lucidato con olio di lino e cera.
Nel Quattrocento trionfa la moda del motivo ornamentale detto a pergamena (noto anche col termine a lenzuolo pieghettato). L’etimologia del nome è da ricercarsi nella città di Pergamo, centro ove intorno al secondo secolo a.C. la pergamena trovò diffusione. Veniva normalmente eseguita a pittura o a intaglio, trovando vasta applicazione in epoca tardo gotica. Documentata in Italia - in particolare in Piemonte - se ne individua la primogenitura in Fiandra, per poi diffondersi capillarmente in Francia e soprattutto in Inghilterra nel periodo Tudor. In oggetti di lusso (quali piccole scatole e astucci portagioielli) venivano apposti anche fogli membranacei, spalmati con un leggero strato di colore a olio, generalmente tinti con sfumature a porpora, azzurre o nere. La vera essenza simbolica della fortuna figurativa dell’ornato “a pergamena” è da ricercarsi nella similitudine che la associa al verbo divino.