Stile Napoleone III
(Dal 1848 al 1870)
Con Napoleone III imperatore, la Francia vive una stagione di straordinaria prosperità economica, un fattore che permise di ricostituire un’altrettanto formidabile macchina bellica. In breve si rivive il sogno che già fu del Bonaparte: la Francia grande potenza egemone europea. L’euforia e la grandeur trovano perfetta corrispondenza anche negli arredi che caratterizzarono il Secondo Impero.
Certamente questo stile fiorì tra pulsioni eclettiche di diverso indirizzo, ma l’autocelebrazione della rinnovata potenza francese sospinse proprio a preferire quella mobilia che più nel passato si era contraddistinta per qualità e perfezione tecnica: quella Luigi XVI e Neoclassica, che in Francia per sfarzo e raffinatezza aveva finito per superare anche i capolavori realizzati tra Sei e Settecento durante il potentato del Re Sole. La realizzazione pratica di un organigramma d’arredo così ambizioso era peraltro tecnicamente possibile grazie alle nuove tecnologie e alla facilità di reperire materiali un tempo pregiatissimi, a costi ora praticabili. Essenze lignee pregiate come il palissandro, l’ebano e altri prodotti esotici tornarono a impreziosire ogni tipologia d’arredo, ma disposti con spessori di così ridotta millimetria da comportare un costo finale risibile. Lo scheletro del mobile ora viene replicato e assemblato serialmente, in centinaia o migliaia di esemplari, con parti montanti in faggio e fondi e soffitti in lamellare o panforte (già introdotto fin dal quarto decennio), spesso anche gli elaborati giochi a intarsio, a bouquets o a marchetteria era prestampati con processi meccanici seriali.
A questo quadro generale si aggiunga che l’ornamentazione metallica, tanto cara alla committenza di Secondo Impero, era ora sbrigativamente stampata a mezzo di fusione a stampo seriale e successivamente dorata con placcatura mediante galvanostegia (rivoluzionaria innovazione ideata nel 1844 da Ruolz). In quest’epoca si realizza l’antico sogno illuminista di produrre mobilia alla portata di ogni ceto sociale.
Se l’industrializzazione consente di elevare all’ennesima potenza la produzione di massa è peraltro vero che ancora riescono a prosperare ebanisti degni di
emulare in bravura i grandi maestri del passato: si pensi al celebre serre-bijoux eseguito per la regina Eugenia da Fossey, ora al Museo di Compiègne. Sarà peraltro Eugenia stessa a stimolare la produzione del tempo verso revival di mode Luigi XVI, tanto era affascinata dalla figura di Maria Antonietta. Relativamente all’esecuzione di mobilia sfoggiata o aulica, è emblematico il ritorno in auge dello stile Boulle (ovvero di arredi la cui superficie era rivestita di elaborati intrecci arabescati, con alternanza di lamine di ottone su sfondi in tartaruga, a imitazione di modelli eseguiti da Charles André Boulle, grande ebanista al servizio del Re Sole, moda che in verità vanta origini che datano fin dalla terza decade dell’Ottocento: lo stesso re Luigi Filippo ne commissionò un gran numero nel 1837, allorquando si provvide ad adibire Versailles a sede museale). Nondimeno, buona parte degli ebanisti attivi in questo secolo offrirono nei loro cataloghi una vasta selezione di mobilia incrostata alla moda Boulle.
Si è dunque compreso come tendenze tardo settecentesche e finanche Rococò fossero le predilette dal pubblico del tempo, talvolta eseguite come pedisseque copie ma altrettanto spesso concepite e ideate con gran sfoggio di fantasia. Nascono proprio in questo periodo tipologie prima mai segnalate: l’indiscret, il borne, bizzarri puofs, e in ogni dove gran affollamento di appliques in bronzo dorato o lumeggiato.
Tra gli ebanisti di maggior successo segnalo Fischer, Soriani, Tahan, Monbro, Wassmus, Charon, Peindrelle e Winckelsen.
In Italia lo Stile Napoleone III ebbe dapprima effetti insignificanti, imponendo arredi di imitazione Luigi XVI con valenza ornamentale solo risolta a intaglio e del tutta priva di orpelli bronzei, in ossequio a un gusto più sobrio che sempre caratterizzerà la committenza italiana. Solo nei primi decenni del Novecento trovò importanti sbocchi commerciali nel nostro paese il mobile “alla francese”.