Stile Luigi XVI
(Dagli Anni Sessanta agli Anni Novanta del Settecento)
Lo stile Luigi XVI precede di molti anni l’avvento al trono del sovrano da cui deriva il nome. Il germe che innesca il fenomeno del Neoclassicismo è da ricercarsi nel rinnovato interesse per la cultura classica dovuto al grande clamore che in Europa suscitarono i reperti archeologici riportati alla luce negli scavi di Pompei e Ercolano, iniziati tra il 1748 e il 1752. La stessa corte di Francia, non è estranea alla diffusione di oggetti riecheggianti l’antichità fin dall’ultimo periodo del regno di Luigi XV. Madame de Pompadour e la Du Barry partecipano attivamente alla diffusione del nuovo gusto, che tra i suoi vati trova in Bachelier un valente animatore.
La rinnovata prevalenza della compostezza delle forme geometriche che caratterizzano la mobilia di epoca neoclassica, viene accolta come un salutare antidoto alle formulazioni più libere e capricciose imposte dai dettami Rococò, ormai degenerato in rutilanti esercizi di bizzarria. Il passaggio dal “genre pittoresque” al “gout grec” non trae origini da scelte esclusivamente formali, ma piuttosto da un preciso orientamento ideologico in base al quale la civiltà greca e quella romana assurgevano a paradigma di ogni perfezione etica a estetica.
E’ bene considerare fin da subito che per ciò che riguarda le arti decorative, lo Stile Luigi XVI non si traduce in mere imitazioni: la fantasia dell’artista opera libere interpretazioni desunte dagli esempi del mondo greco-romano, etrusco o egizio, da cui solo la metrica architettonica viene riproposta con stretta osservanza. In tal senso, si osservi come solo a partire dal sesto-settimo decennio del secolo in ebanisteria si assiste al tramonto della fioritura pittorica a intarsio, in favore di modelli a prevalenza di ornato geometrico.
Nel campo di nostro specifico interesse gli inizi dello stile Luigi XVI datano intorno al 1765. Già nel testamento della Pompadour trovano prima menzione “commodes à la grecque”. Ma si tratta di una tendenza ancora non consolidata, tanto da poter affermare che solo agli inizi dell’ottavo decennio si nota una generale inversione di interesse per l’ancor predominante gusto rocaille, e se le linee strutturali del mobile tendono a irrigidirsi, non di rado l’ornato risulta ancora movimentato se non ridondante, si pensi al frequente uso della tarsia ancora disposta in florilegi ricchi di essenze lignee esotiche. Fino alla fine dell’ottavo decennio del XVIII secolo si è dunque ancora ben lungi dal verificare un’adesione incondizionata all’austerità classica (di fatto, fin quasi alle soglie della Rivoluzione mai verrà meno l’influenza del gusto rocaille).
Tuttavia, già intorno al 1775 trova sempre maggiore consenso un arredo improntato a un gusto più semplice e sobrio, anche se sempre di raffinata esecuzione e attento ai più minuti dettagli, caratterizzato per il rigore geometrico dell’ornato e per la nitidezza dei volumi. Viene dunque a maturare un arredo connotato da un’estrema eleganza e di virile austerità, come nel felice esempio del castello di Bagattelle del conte
d’Artois, terminato nel 1777, dove anche nel mobilio si coglie il disegno dell’architetto Bèlanger. Il rigore lineare, esita nella mobilia un gusto incline all’astrattismo e al protofunzionalismo.
In Italia, lo stile Luigi XVI trova naturale diffusione, e anzi si potrebbe dire che da luogo a una tipologia del tutto peculiare. La mobilia tende nella norma fin dal 1770-80 ad adottare struttura lineare e solo nell’apparato decorativo (di norma risolto a intarsio) denuncia attardamenti che rimandano ancora a mode di epoca rocaille. Di preferenza si ama utilizzare legni a colorazione bruno-chiara, come il ciliegio e in generale le lastronature di frutto: si predilige demandare all’intarsio o alle filettature effetti chiaroscurali di maggior contrasto tonale, per i quali viene frequentemente utilizzato il bosso, il noce, il palissandro o il bois de rose. Campania, Toscana, Emilia e Lombardia sono le regioni che esprimono un’elevata scuola d’ebanisteria, che in taluni casi assurge a fama europea, con artisti destinati a legare il proprio nome alla storia dell’arte, si pensi all’esempio di Giuseppe Maggiolini. Il Luigi XVI italiano rimarrà sempre legato alla produzione di complementi d’arredo specificatamente orientati alla tipologia a intarsio. Si tratta di mobili di dimensioni ben proporzionate, sorretti dalle caratteristiche gambe a piramide troncoconica (detta anche “a spillo”), vestiti da lastronature ancora a forte spessore, e dalle specchiature del piano, dei fianchi e dei pannelli centrate da eleganti decori a valenza geometrica o di più elaborata iconografia a valenza archeologica, dove l’intaglio solo raramente giunge a lambire parti come le pilastrate o la grembiulina. La mobilia di maggior diffusione è la commode e il tavolo a console.