Giovedì, 09 Settembre 2010
Stile Impero
Storia del mobile in Italia

Stile Impero
(Dal 1804 al 1815)

Fu questo uno stile che ebbe dominio indiscusso nell’arte francese ed europea durante il primo quarto del secolo, protagonista assoluto ne fu l’ultimo dei grandi sovrani mecenati, quel piccolo corso che nel 1804 in Notre Dame conobbe la propria apoteosi imponendo alla Chiesa l’incoronazione a Imperatore, un riconoscimento che per certi versi era stato concesso così incondizionatamente al solo Carlo Magno, mille anni prima.
Napoleone seppe riconoscere all’arte la funzione primaria di veicolo di diffusione della propria fortuna politica e a buon ragione si può affermare che i più grandi artisti della sua epoca furono al suo servizio. In questi anni un imponente programma di commissioni pubbliche favorì la ripresa delle attività artigianali.

Protagonisti indiscussi della civiltà dell’arredo napoleonico continuarono ad essere i due architetti Charles Percier e Pierre Fontane, che seppero mirabilmente combinare le esigenze di fasto e grandiosità, espressi con elementi simbolici e allegorici, con la ricerca di grazia, intimità e leggerezza ben ravvisabile in ogni interno riconducibile alla loro attività, interventi che abbracciarono ogni minuto particolare delle arti decorative, dal mobile al bronzo, dalla porcellana agli argenti. Tra i motivi “firmati” dai due architetti troviamo la N incorniciate entro serti di alloro, le api, le aquile, i cigni araldici, disposte in sapienti equilibri tra ornati ancora a valenza archeologica, o con reminescenze egiziache.

I due architetti diedero alle stampe in due diverse edizioni (nel 1802 e nel 1812) il Recueil des décorations intérieures, un manuale di inesauribile ispirazione che divenne prontuario di grande diffusione presso decoratori, tappezzieri, orafi, bronzisti e che certo ebbe effetti detonanti per l’affermazione dello Stile Impero in entrambi gli emisferi.
Con l’Impero,  nel mobile giunge  a definitivo compimento la rigorosa ricerca
filologica delle forme e delle decorazioni classiche; in questa fase storica sono ben riconoscibili due diverse tendenze: una eroica, grandiosa e solenne, l’altra contenuta, discreta, privata. L’insieme determina arredi dall’eleganza sobria e misurata, pur nel fasto programmatico che si addice alla corte imperiale.
Il mobile impero si presenta solido e maestoso, e vanta proporzioni sempre armoniose e  sapientemente equilibrate, la metrica spaziale è rigorosamente lineare e presenta veste lignaria di norma in radica o massello di mogano, con superfici generalmente spoglie da altre essenze lignee. L’ornato è demandato all’inclusione di forniture bronzee dorate o profilato da lamine di ottonella rifinita a sbalzo.

In questo periodo i sedili di moda presentano la caratteristica unione della gamba anteriore con il supporto del bracciolo, a volte risolto a intaglio scultoreo in forma di cigno, leone alato, sfinge, cariatide o erma, anche la versione “a gondola” (già nota in epoca Direttorio) conosce ampi consensi. Torna di moda la poltrona-trono, con esigenze di parata,  riccamente  ornata  da  intagli  e  rifinita  a  foglia  d’oro.  Tra i sofà,  furoreggia  la
méridienne  e torna in auge lo sgabello a X, anche in ragione del fatto che l’usanza a corte impone l’uso delle poltrone per etichetta riservato alla sola coppia imperiale o alla madre del Bonaparte. Le consoles continuano a godere di immutata fortuna, ma si prediligono forme strette e allungate, e nel contempo si impone al pubblico la nuova fortunata tipologia a fronte modulata “a mezzaluna”. La commode conosce diffusione capillare e rispetto alla mobilia di epoca neoclassica si è altamente differenziata, per ospitare lungo le pilastrate colonne ebanizzate a emiciclo o a tutto tondo, incamiciate entro capitelli di stile dorico, prolungano l’intera cintura rispetto al filo dei cassetti inferiori, e montano caratteristici piedi a plinto fasciato, detti anche “a zampa di elefante”, un piede che insieme alla tipologia “a zampa ferina”, “a triclinium” o “a sfera lambita da artigli d’aquila”, costituirà l’intero organigramma dei sostegni di epoca Impero. Spesso i mobili montano piani in marmo italiano o in granito belga.

Fra i complementi d’arredo di dimensioni contenute si segnala l’immancabile guéridon, dalla tipica foggia a tripode, a piano talvolta girevole e con tre gambe innestate su predella sostenuta da piedi ferini, si segnala ancora l’athénienne, con uso di piccolo lavabo o giardiniere. La toilette conserva la foggia a console già introdotta in periodo Direttorio e la psiche diventa un elemento d’arredo immancabile presso le nuove classi sociali di potere, insieme all’arpa, che da strumento musicale si arricchisce di valenze di così alta ebanisteria da poter essere considerata a tutti gli effetti un mobile.

Le scrivanie incontrano diffusione capillare, di norma sono del tipo a bureau plat, ma avanza una nuova tipologia – peraltro prediletta da Napoleone – detta bureau méchanique, munita di un largo ripiano apribile a scatto, sostenuto da due solidi corpi laterali di cassetti, conosce auge un tipo di bureau particolarmente di lusso, concepito come un immaginario arco di trionfo, di cui è pregevole esempio l’esemplare realizzato per Giuseppina dai fratelli Jacob, oggi conservato alla Malmaison.

I letti svolgono una funzione coreografica di primo piano, di norma sono del tipo con il lato lungo appoggiato alla parete della stanza. Tipici del periodo sono i letti “en bateau”, a doppie testiere laterali diritte o sagomate “a tulip” oppure del tipo detto “lit à l’antique”, munito di un’unica testiera. Ai lati del letto fa la sua comparsa il “somno”, un tavolino eseguito generalmente nella stessa essenza lignea del letto e dotato di piano marmoreo, di prassi adorno di fregi bronzei e iscrizioni dotte.

E’ bene sottolineare che la mobilia francese in epoca Impero è altamente differenziata per tecnica di costruzione e finiture cardaniche o decorative rispetto agli esemplari realizzati in Italia nel medesimo periodo. Oltralpe si è ormai giunti a uno standard costruttivo che per certi versi si può definire già moderno. Segnalo la presenza costante di impiallacciature di spessore contenuto, chiodature a filo o a testa umbonata, controsoffitti al cassetto, schiene a doppia fodera entro montanti, serrature a incasso e di norma eseguite in bronzo o ottone dorato e fissate a mezzo di viti, ornamenti in fusione a cera persa di bronzo, rifiniti a doratura aurea. I tagli lignari sono eseguiti a mezzo di seghe meccaniche. Nel periodo Impero vennero preferite tinte accese, combinate in vigorosi contrasti.

In Italia, benché il fiorire di mobilia in sintonia al gusto Impero francese abbia di fatto conseguito una penetrazione capillare e trasversale giungendo ad arredare l’abitazione di ogni strato sociale, pur con le dovute eccezioni si rileva un’arretratezza tecnica che in più casi non consente di differenziare esemplari di costruzione tardo settecentesca da quelli posti in opera fin oltre la terza decade dell’Ottocento. Preciso fin d’ora che lo Stile Impero italiano conobbe una vita straordinariamente lunga, tanto da essere continuativamente realizzato fino al 1850 e oltre.
Ebbene, nella nostra penisola per tutto il primo quarto del XIX secolo si replicò la consuetudine di vestire gli scheletri dei mobili con lastre di radica (in noce e solo di rado in mogano), i tagli lignari continuano ad essere effettuati con seghe ad acqua o manuali, le schiene montano fasciame ad assito verticale, solo raramente si segnala presenza di contro soffitti, le serrature sono ancora del tipo a ferro forgiato, con scatola larga e serrata, le guarnizioni metalliche sono in ottonella stampata entro calchi lignei e poi rifinite a mano o godronate e lievemente lumeggiate a oro, di gran lunga meno costose  delle preziose finiture francesi.
La mobilia realizzata in Italia è mediamente di buona fattura, e in taluni casi si segnala per qualità elevata, come nei casi di Lucca (dove era attivo l’ebanista Youf alla corte di Elisa Baiocchi Bonaparte), di Parma e Piacenza. Degna di particolare nota è la produzione bolognese e napoletana, mentre nelle altre regioni emergono ebanisti che se pur si segnalano per capacità personali di insindacabile alto profilo, come nel caso del padovano Carnera che in Palazzo Papafava pone in opera arredi di notevole eleganza e organicità, in generale sono episodi che non originano scuole locali di particolare rilievo. Tra la fine del Settecento e gli inizi del secolo a seguire, in riferimento all’ambito romano, conosce particolare rilievo la moda di ornare mobilia con decorazioni a micromosaico, in tale arte si distingue Giacomo Raffaelli, autore di un sortout de table oggi a Villa Carlotta e di piani di tavoli di notevole levatura.

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