Giovedì, 09 Settembre 2010
Biedermeier
Storia del mobile in Italia

Stile Biedermeier
(Dal 1815 al 1848)

Questo termine di origine tedesca indica il gusto e la cultura del trentennio intercorso tra il congresso di Vienna del 1815 e le rivoluzioni del 1848. Il nome deriva da foglietti satirici pubblicati tra il 1855 e il 1857 sui “Fliegende Blatter”, scritti da A. Kussmanl e L. Eichrodt, in riferimento a un personaggio immaginario assunto a paradigma del tedesco di estrazione piccolo medio borghese, intento a districarsi nei piccoli problemi del quotidiano e del tutto disimpegnato nei confronti della vita politica o delle grandi correnti di pensiero o di cultura.
Capitale ideale dello Stile Biedermeier è Vienna, che incarna idealmente il pensiero espresso dai due scrittori satirici. L’Austria all’indomani della sconfitta di Napoleone, giunse alla vittoria stremata economicamente, è la crisi costrinse la piccola borghesia a contenere drasticamente le spese.
Lo stile che maturò fu necessariamente caratterizzato dalla continua ricerca di semplicità, improntandosi a valenze del tutto prive di elementi appariscenti o d’ostentazione. Pur mantenendo le forme e i colori tipici della mobilia diffusa in epoca Impero, si preferì cancellare ogni presenza di forniture bronzee o di elementi a intaglio o a intarsio legati all’iconografia neoclassica. Il mogano, troppo costoso, viene sostituito dal faggio rosso, per le impiallacciature si utilizzano ciliegio, acero, pero, frassino, betulla e di norma, legni chiari contrastati con applicazioni o finiture in legno tinto a ebano.
Nella buona sostanza, in questo stile si producono arredi robusti, comodi, funzionali, sobriamente eleganti e poco costosi. Per sostituire il vecchio repertorio figurativo si introducono movimentazioni curvilinee, con una libertà compositiva che non si limita alla decorazione ma si propaga all’architettura stessa.
Trovarono particolare diffusione tavoli a piano rotondo o ovale sostenuti da un unico affusto a piede centrale, le sedie adottano misure più contenute, pur manifestando sempre netta prevalenza di linee curve e ornati sovente risolti a colonnine tortili. Le poltrone vantano linee agili e leggere e montano imbottiture. Il divano acquista funzione prevalente nell’arredo Biedermeier, presenta schienale arcuato e per certi versi prelude a forme che più avanti si noteranno nella produzione di epoca Art Nouveau.

Ne mancano ebanisti estrosi, come il viennese Joseph Danhauser, che creò modelli di felice inventiva che trovarono applicazione anche in Italia, dove questo stile tuttavia esitò ben poco interesse (una vasta raccolta di suoi disegni è conservata al Museum fur angewandte Kust di Vienna), mentre a Berlino si distingue come disegnatore di mobili l’architetto Karl Freiedrich Schinkel.

Caratteristica tipica di questa produzione è sempre l’ineccepibile assemblaggio delle varie componenti lignarie, quasi sempre eseguito a secco e solo raramente con l’ausilio di chiodature metalliche, alle quale si preferì l’uso di piccoli chiodini (bironcini) interamente lignei.

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