Giovedì, 09 Settembre 2010
Stile Art Déco
Storia del mobile in Italia

Stile Art Déco
(Dal 1918 al 1935)

L’inizio del conflitto del 1914 precipitò il mondo una tragedia la cui portata segnò la fine di un’era, della Bella Epoque e dell’Art Nouveau..
Alla fine della guerra, con il radicale cambiamento che investì la società europea, era inevitabile che mutasse anche lo scenario estetico, e con esso l’arredo che è parte integrante del vivere quotidiano.

Nel mobile alle forme curvilinee e alle delicatezze femminee che così nitidamente contraddistinguono l’epoca Liberty, si preferisce ora la chiara geometria indicata da Picasso e da Braque già prima del 1914, teorie che sono alla base dell’affermarsi del movimento Cubista. Alla base di questo movimento v’è quella necessità di semplificazione formale e modulare che già prima della grande Guerra aveva portato il celebre sarto parigino Paul Poiret ad elaborare una moda femminile permeata da linee semplici, geometriche, ispirate alla tradizione neoclassica.
Il linearismo geometrico-cubista che sarà il motivo firma degli arredi di Stile Art Déco trova importanti antecedenti in Mackintosh e in van de Velde e uno dei suoi primi autentici antesignani in Joseph Hoffmann. Sarà tuttavia un francese a decretare il successo del nuovo funzionalismo modernista in direzione Déco, ponendosi agli antipodi rispetto alla precedente produzione: Jacques-Emile Ruhlmann è forse da indicarsi come il massimo esponente dello stile oggetto di questo capitolo, che data il suo apogeo nel 1925, con la grande esposizione di arti decorative svoltasi in Parigi, che ebbe appunto come manifesto la sigla “Art Déco”. In tale occasione si impose all’attenzione una mobilia connotata da geometrie lineari, di forma sobria e pulita, plasmata da designers che sovente inserivano forniture in ferro o in acciaio disposte con infallibile grazia, sottolineandone la finalità meramente decorativa, tali da suscitare un notevole interesse presso il grande pubblico, in contrapposizione alle tendenze strutturaliste di cui era fautore il Bauhaus; il successo fu di tale portata che questa produzione venne sovente definita Stle 1925. La nuova corrente artistica, che intese identificare il bello nella valenza decorativa, ricca e raffinata, con manufatti di pregio spesso riservati a clientela di alto rango sociale. Tra gli arredi antesignani più celebri di questo periodo è da segnalare la casa della rinomata sarta francese Jeanne Lanvin, la cui esecuzione (1920-22) spetta a Albert Rateau (la ricostruzione è oggi visibile al Museo di Arti Decorative di Parigi). Si tratta di un contesto d’arredo che rende dozzinali e mediocri anche le migliori esecuzioni dovute alla corrente Bauhaus che giunge a estremizzare i concetti dell’Art Decò con esempi di eccessivo schematismo formale, con mobilia scheletrica e dozzinale, anche se motivata da istanze di utilitarismo funzionale. Tuttavia, le varie correnti artistiche d’avanguardia (Cubismo, Futurismo, Strutturalismo) in questi anni si sovrapposero l’un l’altra in sinergiche competizioni di reciproco interscambio. Ne mancano forme d’eclettismo revisionista, ben percepibile nella mobilia firmata da Paul Follot, adorna di sculture, applicazioni bronzee, tarsie, con marcati richiami a tematiche Luigi XVI, la produzione riconducibile all’attività dell’architetto André Vera coniuga il Neorococò, Emile-Jacques Ruhlmann attinge a moduli di evidente lessico Impero.
Precipuo nell’Art Déco è il modulo a disposizione simmetrica, la ricerca di sperimentare materiali prestigiosi (legni pregiati, marmi, ori) l’insistito orientamento inteso a indagare la semplificazione delle forme. Questo stile coinvolse le arti applicate, la scenografia, dilagando in tutta Europa e trovando peculiare rappresentazione anche in Italia, con i vetri incisi di Guido Balsamo Stella, le ceramiche della Richerd Ginori, in particolare se vivificate dagli apporti di Giò Ponti, le illustrazioni di Umberto Brunelleschi, i ferri di Alessandro Mazzuccotelli, nei mobili di Ettore Zaccari o in interni di Giorgio Ceragioli o di Bonodé Cottino, venandosi di spinte costruttiviste e futuriste se relazionate a progetti riconducibili ad arredi progettati da Giacomo Balla (Casa d’Arte Bragaglia, Night club “Bal Tic Tac”).

Dagli Anni Trenta e a seguire, l’innovazione della scoperta dell’acciaio inossidabile (già messa a punto nel 1925 da Marcel Breuer a Weimar con l’introduzione di arredi in tubolari d’acciaio piegato) soppianta la consuetudine all’uso di altri materiali, diffondendo nell’arredo l’uso di solide e schematiche strutture tubolari, sinonimo di una cultura figurativa moderna, che prefigura il futuro sviluppo dell’architettura e del disegno industriale. Se nello stile precedente la manualità artigianale era stata una condizione sine qua non ora si è tornati ad affermare il predominio e la necessità di servirsi di mezzi meccanici seriali, come pretende a grandi numeri la clientela nella sua stragrande componente di massa; solo in rade occasioni e per committenza di capaci possibilità economiche si giunge a creare manufatti di particolare interesse estetico.
In questi anni muore, e forse per sempre, quella grande tradizione d’arte lignaria che fin dal Medioevo aveva disseminato la storia di grandi capolavori.
Ora più che al singolo artefice l’esecuzione di un modello è demandata al designers o a architetti - sovente di fama internazionale - come Le Corbusier o Alvar Aalto, ne mancano volgarizzazioni di moduli stilistici viennesi secessionisti elaborate da disegnatori finlandesi, rigorosamente eseguite in scala industriale. Il pubblico fin da questi anni è plagiato dai mass media che a tavolino elaborano il successo di una linea o di una marca, all’insegna di arredi diremmo oggi “griffati”, ma sovente tutt’altro che comodi e funzionali e spesso di moda resa effimera, non appena per esigenze produttive si è pronti a lanciare sul mercato nuove illusioni medianiche.

Certo non mancano isole felici, come nel caso di arredi la cui firma è legata al nome del bravissimo Eero Saarinen, e per quanto attiene ai complementi d’arredo in acciaio a elementi modulari oggi si distinguono artisti come Brancusi, Moholy-Nagy, Calder e altri.

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Stile Liberty