Domenica, 05 Febbraio 2012
Il seicento
Storia del mobile in Emilia

Il repertorio rinascimentale lentamente si evolve in chiave manierista che nel Seicento apre la strada al Barocco che in Emilia Romagna raggiunge il suo apice tra gli anni Sessanta e Ottanta del secolo, vestendo d’oro la mobilia d’apparato. Grande influenza verrà esercitata dalla Roma papale, ove il gusto berniniano impone la nuova moda che nei casi di maggior decoro e ricchezza plastica assorbe anche la lezione spagnola, dove lo stile churrigueresco suggerisce decori che interessano ogni superficie del mobile. Solo verso gli ultimi anni del Seicento alle sfavillanti dorature a foglia si preferiranno le argentature a mecca, che nel loro caratteristico colore bruno ramato vivono un momento di grande auge.
 Tra l’ottavo e il nono decennio del Seicento e fin oltre la metà del secolo successivo, si diffonde in regione la moda lombarda di ebanizzare i profili e le cornici della mobilia. Dalla seconda metà del secolo lo stile Barocco in regione spesso assume le forme della mobilia francese ispirata allo stile Luigi XIV, che sebbene sia fortemente connotato da valenze auliche e da parata, nei fatti contribuisce a contenere e a imbrigliare gli eccessi dettati dalla magniloquenza del gusto barocco. Solo negli anni Sessanta, pur conservando forme strutturalmente rigide, la mobilia adotta apparati decorativi di impronta propriamente barocca, sebbene ancora ispirata a repertori tardo manieristi ma trattati con intagli più accentuati, ricchi d’inventiva e citazioni naturalistiche. Il vocabolario barocco si esprime con volute dai fastigi intrecciati a fogliami, colonne tortili, pendoni di foglie e frutti, cariatidi scolpite a tutto tondo, pannelli a profilo mistilineo. Si distinguono, fra gli aderenti a questo movimento il maestro d’ascia di origine milanese Giovanni Battista Mascheroni, autore degli armadi della Sacrestia Nobile di Santa Maria della Steccata a Parma, capolavoro di mobilia ecclesiale barocca, eseguiti tra il 1665 e il 1670, Antonio Maria Bianzola, di cui si conserva un armadio proveniente dal Castello di Robecco, e ancora Lorenzo Aili, Francesco Perocchi e Giuseppe Bosi, che furono tra i principali esecutori dei principeschi arredi della Rocca di Soragna. Esiti che si approssimano alle opere di Andrea Fantoni e a quelle dello scultore cremonese Giacomo Bertesi, chiamato a Parma per allestire le sontuose carrozze che dovevano servire alle nozze di Odoardo Farnese con Sofia di Neuburg. Al suo lussureggiante barocco si ispirano alcune consoles intagliate e dorate presenti in varie collezioni private. In Emilia, il proliferante sviluppo delle volute e dei racemi floreali è profondamente influenzata dai disegni ornamentali di Stefano Orlandi.
Anche nelle altre città emiliane l’evoluzione del gusto fu lenta, e le concessioni al barocco riguardano solo gli elementi decorativi. A Bologna, i mobili continuarono a essere costruiti nelle forme che si erano affermate nel tardo Cinquecento, i canterani, ancora verso la fine del secolo, mantennero il primitivo carattere di sobrietà e di solidità, con la variazione degli ornati perimetrali che si traducono nell’adozione per le filettature del giallo angelino e di una massiccia adesione all’introduzione della formella bugnata, oltre al generale fenomeno di ridimensionamento volumetrico che interessa ogni tipologia di mobilia. A Seicento inoltrato, a differenza dei mobili chiesastici che già avevano aderito al barocco, in sincronia con il rinnovamento di alcuni palazzi patrizi, gli arredi da parata acquistarono un profilo sinuoso e ornamenti ispirati al gusto romano. Al tradizionale noce naturale o tinteggiato in nero si preferì il legno dorato, intagliato con effetti di turgida naturalezza.
La capitale felsinea in questo secolo si distingue anche per l’elevata qualificazione dei suoi “ottonari”, che pergiungono ad elevata specializzazione tecnico-stilistica. Nelle botteghe cittadine si fondono forniture metalliche come picchiotti, boccole, maniglie, borchie, ecc. che giungeranno a conquistare mercati anche extra regionali.
Il cassone, nella seconda metà del secolo, perde l’originaria funzione per trasformarsi in semplice mobilia da parata, diventando ornamento degli scaloni e dei grandiosi ingressi dei palazzi patrizi: il profilo dello schienale e della fascia acquista un andamento sinuoso, trasformandosi in cassapanca, dalle superfici spesso animate da vivaci policromie. Sempre per esigenze d’apparato, si diffonde la moda francese della consol, che a partire dalla seconda metà del secolo diventa sempre più frequente e che talvolta presenta elaborazioni così sfarzose e raffinate da poterne difficilmente distinguere il confine tra arte applicata o scultura vera e propria. Compare anche la scrivania, che negli anni Ottanta conosce notevole diffusione sviluppando tipologie dette alla “San Filippo” e alla “Cardinal Mazarino”. Il seggiolone nel Seicento subisce radicali modifiche: il sedile e lo schienale sono rivestiti in cuoio inciso o in stoffe pregiate, e i braccioli, precedentemente rigidi, si incurvano e terminano con riccioli molto pronunciati e intagliati. I tavoli e i deschi continuano a riproporre la struttura cinquecentesca, ma adottano pannelli centinati sulla fascia e sui cassetti e sotto la cintura compaiono talvolta grembiuline o mensole sagomate. Almeno fino alla metà del secolo, si accentua l’utilizzo di ornare la mobilia foggiata con borchie e guarnizioni in ottone. Il canterano, all’approssimarsi del secolo seguente in taluni casi si trasforma a parziale funzione di scrittoio, reso possibile dal piano parzialmente amovibile e dal cassetto di testa a calatoia, che ne svela il vano interno con cassettiera.

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