Questo secolo mostra una mobilia regionale fortemente influenzata da elementi rinascimentali mutuati dal repertorio strutturale e iconografico toscano. Pare significativo notare che alla difficoltà nel reperire modelli di arredi emiliani cinquecenteschi corrisponda un altrettanto vasta produzione tradizionalmente attribuita a maestranze toscane: è verosimile che buona parte di questi mobili siano invece da ricondurre ad ambito emiliano-romagnolo. E’ importante sottolineare come verso la fine del secolo, trovi diffusione l’uso di impreziosire i mobili con lastronatura di radica, già applicabile in spessori di 3mm, grazie alla scoperta della sega meccanica che si ascrive alla città di Ratisbona. Tra le novità del tardo cinquecento si segnala il canterano, mutuato dalla sopraelevazione del cassone, mobile che presto la nuova tipologia relegherà alla pura funzione di arredo da parata. In questo secolo trova grande diffusione il tavolino a deschetto e la credenza sviluppa nel sottopiano una cintura munita di cassetti: quest’epoca, la credenza svolge più che altro la funzione di contenitore di argenterie e oggetti preziosi e di rado serve per riporre suppellettili da cucina. Altre innovazioni sono l’introduzione delle librerie e degli attaccapanni, seguiti dalla moda della specchiera che si è fortemente radicata rispetto ai pochi modelli documentabili nel Quattrocento.
Per quanto pertiene la mobilia ecclesiale, nella seconda metà del secolo, le norme di attuazione dei canoni tridentini come le notissime Instructiones di Carlo Borromeo, edite nel 1577 o nell’ambito prettamente emiliano il “Discorso intorno alle Immagini sacre e profane” del cardinale Gabriele Paleotti del 1582, investono di contenuti operativi le singole realtà parrocchiali, esitando nei fatti un rinnovamento degli arredi di vasta portata.