Domenica, 05 Febbraio 2012
Il Settecento a Modena
Storia del mobile in Emilia

Vicende belliche e la naturale austerità  del duca Rinaldo d’Este non furono certo un connubio vincente per favorire il diffondersi di tipologie d’arredo di particolare sfarzo. Solo il matrimonio del figlio Francesco con Carlotta Aglae d’Orleans, abituata alla vita di corta parigina, portò nel ducato una qualche ventata di novità, che si concretizzò con la costruzione della grande villa di Rivalta, concepita su modello di quella di Versailles. In questo cimento troviamo attivi il Torreggiani, e i molti, intagliatori come Giovanni Piò e Silvestro Giannotti. Con lo stile Luigi XV e l’imperante uso della lastronatura in radica, nel mobile locale spesso si ricorre all’utilizzo della radica di pioppo per i fondi delle specchiature. Le ribalte locali spesso presentano il vano superiore con i fianchi che si incurvano stringendosi verso l’alto e solitamente montano piedini di misure contenute. Emblema modenese è la cartella a blasone con ali laterali molto sagomate e allungate. Verso la fine del secolo la moda francesizzata della vicina Parma non manca di influenzare l’arredo cittadino che negli arredi a boiseries realizzate intorno agli anni Quaranta da Antonio Salvatori per il Gabinetto d’Oro del Palazzo Ducale trova formulazioni già precocemente aveva accolto le tendenze del Rococò, in quest’occasione, per conto del nuovo duca Francesco III, lavorarono anche ebanisti di rilievo, come Bartolomeo Battaglioli e Antonio Cavana.  
Con il neoclassicismo molta della mobilia cittadina si presenta nella veste laccata e dorata e l’ideatore d’arredi Giuseppe Soli è personalità di rilievo in Modena per la spinta al rinnovamento Neoclassico.

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