Domenica, 05 Febbraio 2012
Il Seicento a Parma e Piacenza
Storia del mobile in Emilia


In città la mobilia si orienta sempre più verso connotazioni fiamminghe con decorazioni fitte e affollate, l’ebano è essenza lignea molto alla moda nel ducato farnesiano, gli inventari citano sedie in ebano con pomoli in ottone e tavolini di pero con piano in ebano, benché numerosi arredi venissero eseguiti in legno di poco pregio, in quanto destinati a essere coperti o tappezzati da ricchi tessuti che ne occultavano in gran parte le strutture. L’armadio, imponente e sfarzoso, si tinge di nero a imitazione dell’ebano, si innova montando uno o due cassetti nella fascia inferiore e il cappello si verticalizza in fastigi con fitti intrecci di decori a valenza vegetale, nelle pilastrate montano in intaglio figurazioni quasi a tutto tondo, simili alle erme scolpite dal borgognone Huges de Sambin che nel 1572 pubblica Ouvre de la diversité des Termes, destinata a contribuire grandemente alla diffusione delle cariatidi nella mobilia.
L’intaglio parmense si caratterizza rispetto alle mode lombarde o di derivazione spagnola-fiamminga per un plasticismo scultoreo trattato con intaglio più turgido e aggettante, il trapasso dal manierismo al barocco è meno lento rispetto ad altri centri; nelle città del ducato farnesiano si trova ancora mobilia a struttura architettonica rigida e definita, cui si sovrappone un ornato reso in modo già naturalistico. L’affermazione del Barocco investe dapprima Parma, poi si diffonde in Piacenza: la cantoria intagliata e dorata della chiesa di san Sisto, che data al 1689 ed è stata probabilmente eseguita su disegni del Mazzocchi, ne è felice testimonianza, sempre in San Sisto Giovanni Sete, intorno al  1697, orna di intagli dorati la fastosa cornice destinata a custodire il celebre dipinto di Raffaello, ora a Dresda. La presenza nel ducato dello scultore-intagliatore cremonese Giacomo Bertesi influenzò profondamente un’intera generazione di artisti che produrranno mobilia dal carattere riccamente decorativo e plastico, di ascendenza romano-bertesiana. Tuttavia, il mobile piacentino nel Seicento mantiene generalmente i connotati della mobilia periferica, che raramente è incline ad aggiornarsi verso le sollecitazioni dei vicini centri più alla moda. Persistono forme e dimensioni che fin quasi si manterranno inalterate oltre la metà del Settecento, con pannellature centrate da motivi a spizza ottagonale, riquadrate entro cornici modanate a forte aggetto, tanto nella fronte quanto nei fianchi. Tipicamente locale è l’adozione nelle pilastrate di fregi a forte intaglio plastico, risolti a pendoni floreali. Il piede nel mobile piacentino è solitamente di dimensioni contenute.

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