Domenica, 05 Febbraio 2012
Dal Direttorio francese al 1814
Giuseppe Maggiolini: "l'intarsiatore dei principi - il principe degli intarsiatori"

Dal maggio del 1796 la bandiera rivoluzionaria francese sventola su Milano. Il travagliato collasso politico-economico che segue alla cacciata degli Asburgo fu fuor di dubbio un colpo durissimo per il Maggiolini, amplificato da una recessione che colpì anche le commissioni normalmente derivanti dalla nobiltà, mortificata nelle ambizioni dai nuovi potenti di turno e tormentata dai sanculotti.
La corte viennese rimase tuttavia fedele al fidato amico milanese, rinnovando numerose richieste di arredi. Nel contempo, a Parabiago, si intessero rapporti proficui anche con i francesi (non si sa mai! Chissà poi se è vero l’aneddoto che racconta come il Maggiolini tenesse in casa un dipinto col ritratto di un gerarca napoleonide, alla bisogna reversibile con il ritratto di Beatrice d’Asburgo). Documenti di recente acquisizione attestano l’amministrazione pubblica tra la sua clientela. Andò poi a finire male. Nell’aprile del 1799 i vincitori si tramutarono in vinti, e buona parte della forte somma di cui era creditore Giuseppe Maggiolini mai fu poi probabilmente rimborsata.
La mobilia di epoca Direttorio non trova sostanziali differenze dalla precedente produzione, dimodoché tentativi intesi a verificarne la cronologia risultano vani se non aleatori, in mancanza di precisi riscontri: tre anni oscuri che il fondo dei disegni di bottega non aiuta a dipanare.

Ora gli anni di cui si dirà esulano dagli intenti che si propone il testo, circoscritti entro il secolo decimottavo, ma l’editore comprenderà la curiosità del lettore, che iniziata una storia, male si adatta a vedersi privato dell’epilogo. E per più versi è storia tutta “settecentesca”, perché Giuseppe Maggiolini e la sua bottega poi a seguire anche fin oltre la metà dell’Ottocento, incarnano nel mobile il verbo neoclassico, come medesimamente in altre arti il Canova o il David.

I mutevoli venti della storia vedono Milano, nel giugno del 1800, nuovamente variopinta di coccarde e divise bianche e blu. Con la Repubblica Cisalpina l’atelier di Maggiolini ritrova lena e fortuna, certo favorita dallo stretto legame con il vicepresidente Melzi d’Eril, che caldeggia il maestro presso la corte francese, tanto che in taluni mobili si è notata la seguente titolatura “A Parabiago Par Joseph Maggiolini ebaniste de son Allesse Royale”. Un’aulica coppia di commodes provenienti da Palazzo Reale(15), databili al 1804, verosimilmente commissionate dal suo “pigmalione” e con ogni probabilità destinate a Napoleone (incoronato imperatore a Milano nel 1805) testimoniano – inaspettatamente - l’apertura maggioliniana a modelli di gusto internazionale. Si tratta di mobili di foggia creduta estranea al Maggiolini, tanto che ancora pochi anni or sono furono battuti a un’asta Sotheby’s come opere di ebanisteria francese. Gran numero di arredi finirono per arredare la corte vice-reale e si dovette rinnovare il “prontuario” al gusto oltralpino. In queste opere ispirate all’ebanisteria straniera il maestro di Parabiago non è l’arbiter elegantiarum che siamo abituati ad ammirare: eccezioni a parte(16), l’esecuzione rimane ineccepibile ma la sinfonia compositiva risulta artificiale, se non goffa.
Intorno al 1809 si incrina il rapporto coi francesi, mai troppo apprezzato dal Maggiolini, e le poche commissioni governative che ancora seguirono furono ben rimpiazzate dalle necessità della nobiltà lombarda, che continuò a favorirlo, ricevendo in cambio più d’un capolavoro.
L’anno 1814 fu cruciale per Parabiago: sui campi di battaglia i francesi perdono la Lombardia e il 16 novembre, all’età di settantasei anni, muore Giuseppe Maggiolini.

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