Domenica, 05 Febbraio 2012
Autoritratto d'artista
Gian Battista Gatti, il “Giove della tarsia”

Le immagini a seguire aiuteranno a meglio comprendere il Gatti ebanista, favorendo inoltre una più veritiera “lettura” delle sue capacità di intarsiatore e incrostatore, senza dimenticare che fu virtuoso anche nell’arte del graffito eburneo, nel commesso di pietre dure e nell’intaglio di avori scolpiti a bassorilievo o a tutto tondo. E’ bene ricordare che nel suo atelier romano, numerose opere furono eseguite ad uso devozionale. In tal senso, non sarà raro incontrare sul mercato antiquario superbe croci in ebano incrostate d’avorio, pietre dure e gioielli, sovente interamente di mano del maestro.
Devo dirmi convinto che, a giusto titolo, egli fu anche autentico gioiellere. Di mobili.

Nel 1884, il Gatti esegue e dona lo sportello in ebano incrostato d’avorio inciso destinato alla nicchia della cappella dell’Immacolata Concezione, nella chiesa di San Francesco a Faenza, a custodia dell’antico dipinto della Vergine col Bambino, protettrice cittadina. Dieci medaglioni con busti di santi connessi alla storia francescana campeggiano lungo la fascia di bordura, disposti in alternanza di fitti “merletti” arabescati. Due angeli, sorreggono la corona mariana, centrata (tra altre gemme) da un labradoro iridescente. In alto, tra quattordici stelle, figura lo Spirito Santo. La partitura inferiore è popolata da elaborate raffaellesche a riquadrare la formella in avorio graffito, con riprodotta l’antica immagine dell’Odigitria, qui preposta alla venerazione del contado. Pendoni floreali raccordano l’elemento terrestre a quello celeste. Gran numero di gemme impreziosiscono l’insieme.

Chi dal vivo potrà verificarne la suggestione, credo risulterà colpito dalla straordinaria compostezza dell’insieme, quasi un miracolo, se si considera l’elaboratissimo impianto scenico dispiegato…….. il “verbo dell’estasi del bello” pare esservisi incarnato.

Si tratta di un’opera che in sé riassume le caratteristiche di un voto e nel contempo assurge a capolavoro; la medito come una sorta di autoritratto testamentario artistico.

E’ nel gioco della tesi e dell’antitesi che il Gatti emerge come grande interprete del suo tempo: classico e moderno insieme. Riscoprì le tecniche artigianali dell’arte lignaria del ‘400 e ‘500, rinnovando in chiave moderna le suggestioni della lezione embriacesca. E’ artista impareggiabile nell’ineccepibile virtuosismo tecnico con il quale armonizza i diversi elementi strutturali e decorativi, di vibrata eleganza nei contrasti selettivamente bicromatici. Nel suo regesto si ravvisa quella sinfonia compositiva che medesimamente alberga nei grandi pittori di trompe-l’oil o negli arredi operati dagli intagliatori di pietre dure, artefici di commessi di ineludibile mirabilia.

Fu dunque importante divulgatore del Modernismo Eclettico italiano, stile non ibrido e sgraziato come più volte è stato sbrigativamente tacciato, ma movimento idiosincretico che seppe affermarsi in Europa e in particolare negli Stati Uniti. La riscoperta di artisti come Gian Battista Gatti (e tanti altri) impone un revisionismo artistico di portata internazionale, inteso a sottolineare come questa corrente ben rappresentò l’erudita cultura storicistica e romantica del tempo, permeandone il gusto nell’arredo, trovando naturale bacino di diffusione anche nell’emergente classe borghese.
Il Gatti si distinse in ragione di una visione ideazionale esente da accademisti e priva di tentazioni magniloquenti. Direi le sue opere “senza tempo”.

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